La traversata delle 13 cime

Photogallery del tratto Vioz - Cevedale
(19 agosto 2012) By Emilio Comina




La traversata delle 13 Cime è un tour alpinistico di estrema eleganza e di grande respiro che, in diversi giorni, cavalca in successione le cime più rappresentative del Parco Nazionale dello Stelvio. È un viaggio che si snoda a cavallo delle creste spartiacque che collegano il Monte Cevedale, con il Palon della Mare, il Vioz e la corona del Monte San Matteo fino al Pizzo Tresero separando la regione Lombardia dal Trentino e dall'Alto Adige. Immersi nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio si aggira da nord verso sud e rientrando ad ovest, uno dei maggiori complessi glaciali d'Italia: dalla vedretta del Cevedale, alla vedretta de la Mare, vedretta Rossa e l'imponente ghiacciaio dei Forni che costituisce la più estesa colata glaciale di tipo himalaiano delle Alpi italiane.
 
Assieme al gruppo dell'Adamello, anche l'Ortles - Cevedale è stato teatro della terribile Guerra Bianca, la guerra della neve e dei ghiacciai, che comportò un'occupazione delle alte quote senza precedenti. Una battaglia contro un nemico spesso invisibile, contro le condizioni ambientali impossibili, contro temperature che in inverno scendevano mediamente 15 gradi sotto lo zero, con picchi notturni di -20°; una lotta alla sopravvivenza dove il numero maggiore di vittime lo hanno fatto il freddo, la fame, le valanghe e non l'artiglieria.
 
La traversata può essere compiuta indifferentemente partendo dal bivacco Severo per arrivare al Rifugio Larcher al Cevedale o al Rifugio Casati, che in senso inverso e normalmente, per godere in maniera completa dei panorami d’alta quota è preferibile compierla in tre giornate con due pernottamenti, con l'accompagnamento di un aguida alpina.

Dal Bivacco Seveso (m.3420) lungo tracce di sentiero, ci si incammina per la modesta cresta sud-ovest, eventualmente aggirando a sinistra, sulla neve, un primo risalto roccioso, raggiungendo la vetta del Treséro (m.3594). Una facile sella e divertenti roccette di primo grado conducono in pochi minuti sulla Punta Pedranzini (m.3599, nei pressi sono evidenti i resti di baraccamenti militari) dalla quale, senza particolari difficoltà, si perviene alla Cima Dosegù (m.3560): da essa la visione della parete nord del San Matteo è veramente mozzafiato. Per raggiungere la sottostante ampia sella (m.3550) occorre prestare un po' di attenzione alla breve cresta sud-est, che non di rado presenta agghiaccianti cornici verso nord. In caso di nebbia conviene, qui, tenersi sulle facili roccette completamente a meridione. Per raggiungere il San Matteo (m.3678) si percorre la poco difficile cresta nevosa N-0, via seguita dai primi scalatori nel 1865, che presenta pendii fino a 45 gradi e per percorrere la quale, a stagione avanzta, ci vogliono quasi sempre i ramponi. Dalla vetta si discende su facili pianori ghiacciati, attraversati da profondi crepacci, e si aggira il versante settentrionale del Monte Giumela (m.3596), passando poco sotto la cima che si può raggiungere agevolmente in pochi minuti. Un'ultima veloce discesa conduce al Col degli Orsi (m.3304), poco prima del quale è sito il Bivacco Meneghello (ore 2.30-3, PD+), il quale non è visibile sino a che non siamo sul colle sovrastante.
 


Dal Bivacco Meneghello (m.3524), oltrepassato il sottostante Col degli Orsi, si risale il ghiacciato spallone esposto ad ovest che conduce sulla Punta Cadini (m.3524). Scesi in breve all'omonimo colle, si attaccano le rocce della cresta sud della Rocca di Santa Caterina. Mantenendosi sul filo di cresta si supera un aereo ed affilato tratto pianeggiante dopodiché si perviene ad un intaglio sottostante ad una verticale paretina, di pochi metri (II/IV), che si supera innalzandosi sulla destra (più facile) o direttamente, sfruttando un intaglio. Raggiunta la Rocca si è, in breve, alla Cima di Peio (m.3549) dalla quale, sempre per cresta, con facili saliscendi e superate elevazioni minori, si raggiunge la Punta Taviéla (m.3612). La discesa da essa presenta i passaggi più delicati dell'intera traversata delle Tredici Cime. Con abbondante neve, ci si porta all'estremità orientale della vetta e si discende un canalino all'inizio piuttosto ripido, obliquante verso sinistra e dominante il Col del Vioz. A tarda stagione, affiorando le rocce rotte e pericolose da cui è formato, conviene spostarsi all'estremità Nord-Ovest della vetta e scendere su grossi massi incastrati, con passaggi mai difficili, riportandosi subito in direzione del colle (m.3330). Da qui, con monotona ed intuitiva risalita, evitando l'ultimo tratto di cresta per il nevaio di destra, si tocca la vetta del Monte Vioz (m.3644), a pochi minuti dalla quale, sulla cresta sud, è sito il Rifugio Mantova al Vioz (m.3535) (ore 6-7, AD).
 

Dal Rifugio Mantova al Vioz si raggiunge in breve la vetta del Vioz (m.3645), dalla quale una lenta e dolce discesa conduce, verso settentrione, al Passo della Vedretta Rossa (m.3405). Da qui si risale la rocciosa cresta sud-ovest del Palón de la Mare (m.3703), facile ed ormai segnata da un evidente sentiero, sino a toccarne la vetta. Un altrettanto facile discesa su ghiacciaio conduce al Col de la Mare (m.3442), poco sopra del quale è ubicato il Bivacco Colombo (3.485). La traversata della biforcuta Cima del M. Ròsole (m.3536) è divertente e conduce all'omonimo Passo (m.3502) dal quale, superando due omogenee spalle nevose, si tocca la vetta del Cevedale (m.3769), punto più alto dell'intera traversata delle 13 Cime. Dalla cima è quindi possibile scendere in breve tempo al rifugio Casati (m.3.269). Per chi invece decide di scendere in Val di Peio ci si abbassa leggermente a destra sul ghiacciaio per poi compiere l’ultima fatica per salire alla cima della Zufall (m.3757) la seconda cima del Cevedale. Per cresta e poi per sentiero si scende al passo della Forcola (m 3032) e quindi al rifugio Larcher al Cevedale (m 2608)